“La menzogna più grande della storia dell’arte” di Sofia Avanzini - Bornoincontra

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“La menzogna più grande della storia dell’arte” di Sofia Avanzini

Premio Letterario
“La menzogna più grande della storia dell’arte” di Sofia Avanzini
Premio Speciale “Istituto Bonafini Lab” – Edizione 2021


 
 Correva l’anno 1504. Tutta Firenze non aspettava altro che quella mattina da giorni, da mesi, da anni ormai. Dopo tre anni di attesa e pettegolezzi, finalmente l’imponente scultura del David di Michelangelo sarebbe stata portata in piazza dove tutti avrebbero potuto ammirarla per chissà quanti secoli ancora.
Le aspettative dello scultore stesso erano altissime, d’altronde sin da quanto i consoli dell’Arte e della Lana e l’Opera del Duomo di Firenze avevano proposto la commissione, l’artista si era subito messo grandi idee in testa, anche troppe. Infatti per dei lunghi mesi il suo studio era rimasto sommerso da centinaia di schizzi preparatori, ma nessuno di questi soddisfaceva Michelangelo, che aveva accettato quell’incarico per rendere grande ed immortale il suo nome.
Una sera, travolto dalla rabbia per la scarsità di inventiva riguardo la statua, decise di andare con un vecchio amico a bere qualcosa in una locanda non troppo distante da dove lavorava. Ci era stato poche volte, ma ricordava il buon vino che servivano. E così, un goccio dopo l’altro, finì per tornare al suo studio ubriaco, e senza neanche accorgersi delle penne, dell’inchiostro e dei tre disegni che stavano sulla scrivania, si appoggiò alla scomoda sedia di legno e crollò in un sonno profondo.
Quando la mattina dopo uno dei suoi aiutanti lo venne a svegliare complimentandosi con lui per i bellissimi disegni del David visto da tre prospettive diverse che giacevano sulla sua scrivania, non capì di cosa stava parlando.
Cercò di mettere a fuoco le immagini che riceveva il suo cervello, strizzando leggermente gli occhi e si alzò in piedi, ancora un po’ stordito. Fece correre gli occhi per il suo studio, e quando essi si soffermarono sulla scrivania, che ricordava aver messo perfettamente in ordine prima di andare alla locanda, vide tre disegni a cui non seppe dare una giusta definizione. Erano perfetti, con linee nitide e senza neanche una macchia di inchiostro, e la genialità in quella costruzione era una cosa sorprendente.
L’artista ci mise poco a capire che quella non era farina del suo sacco, tuttavia cercò di ricordare gli avvenimenti della sera prima, ma era tutto molto confuso. Immagini frammentate come il suo ritorno nello studio, o lui che si sistemava sulla sedia gli arrivarono alla mente.
Decise quindi che un’idea di quel calibro non andava sprecata e che se l’artefice non aveva lasciato firme forse preferiva restare nell’anonimato. Così, con un insolito buon umore, si mise a dare direttive ai suoi aiutanti e non perse tempo ad ordinare il blocco di marmo per la scultura.
Erano passati tre anni, ma ancora aveva sulla coscienza quell’avvenimento. Aveva cercato di dare delle spiegazioni, ma ad ogni ipotesi si convinceva di essere nel torto a pensare di conoscere l’ideatore. Che l’avesse fatto da ubriaco e non se ne ricordasse? Impossibile, non poteva avere una mano così ferma e la mente così lucida dopo i bicchieri che s’era bevuto quella sera. Che fosse stato uno dei suoi assistenti? Improbabile, primo perché tutti i ragazzi che lavoravano con lui non vedevano l’ora di debuttare, di avere il loro nome sulla bocca di tutti, quindi sicuramente non avrebbero lasciato il tutto sulla sua scrivania in balia degli eventi e secondo perché anche loro si erano mostrati davvero sorpresi alla vista degli schizzi.
Si costrinse quindi a non indagare oltre e ad andare all’inaugurazione ufficiale del “suo” capolavoro e a rispondere cordialmente a tutti, complimenti, domande, mecenati che offrivano la loro protezione e nobili che proponevano commissioni. Così facendo creò la più grande menzogna della storia dell’arte.
Motivazione della Giuria
Firenze, 1504: tutto è pronto per l’inaugurazione ufficiale del David di Michelangelo ma lo scultore è inquieto. Un racconto ben scritto e coinvolgente che riesce a ricreare le aspettative di una città, le atmosfere di bottega e i dilemmi interiori del celebre artista sulla bugia che grava sulla “sua” opera.
 
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