“Una canzone, un ricordo” di Luigi Guicciardi - Bornoincontra

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“Una canzone, un ricordo” di Luigi Guicciardi

Premio Letterario

“Una canzone, un ricordo” di Luigi Guicciardi
Menzione Speciale della Giuria Categoria Adulti - Edizione 2020


       
      Avevo quindici anni, quando la incontrai. Studiavo poco, ero stato rimandato a settembre e i miei, per punizione, mi avevano obbligato a lavorare in campagna per un mese. Mi rivedo lì, che raccolgo le fragole col sole sul collo, riempio i cestelli e poi vado col carrello verso di lei, che all'ultimo momento alza i suoi occhi neri dal lavoro e poi continua a raccogliere i frutti. L'avevo guardata di nascosto, accoccolata sul terreno, raccolta su se stessa, i piccoli seni contro le cosce, i sandali intrecciati e un vestito estivo rosso, con due bretelline sulle spalle. Ricordo ancora la forza delle sue gambe, il colore bruno dei polpacci, l'elasticità della spina dorsale, il velo di sudore alla gola.
 
      In mensa, la radio trasmetteva Dune mosse di Zucchero. Un viaggio in fondo ai tuoi occhi / solcherò dune mosse... Mi ero seduto di fronte a lei. Cominciammo a parlare. Si chiamava Ning, era cinese. Studentessa anche lei, al liceo linguistico. Poi ci guardammo a lungo, senza dire altro. Ma parlavamo lo stesso. Era un dialogo che avveniva dentro i nostri cuori. E ci dicevamo cose che solo le emozioni avrebbero potuto esprimere.
 
         La baciai sul camion della squadra di lavoro, una sera, con la voce di Zucchero nella mente, e sulle labbra il gusto fresco e umido della sua bocca che sapeva di lampone. Dentro una lacrima / e verso il sole / voglio gridare amore / oh, non ne posso più... Era proprio così, non importa l'età, lo capii allora. Quando si è innamorati, si ha voglia di gridarlo al mondo, senza vergogna, senza pudore. Gettare in faccia agli altri la propria gioia. Quella di non essere più soli. Ma non potevo, perché c'era da sgobbare tutto il giorno.
 
          Da quel bacio il mio amore si fece più profondo. Lavorando negli orti le passavo vicino, e per un attimo le facevo scivolare una mano attorno alla vita. Lei me la stringeva con forza fra le dita e io ricambiavo la stretta, e dopo ci rimettevamo a diserbare. Ci pagavano poco, le ore erano lunghe, ci era stato detto che avevamo il dovere di lavorare duro, anche se eravamo solo degli studenti. Ma non mi ero mai sentito così felice.
 
       Poi il mese finì, e io tornai a casa. Venne a prendermi mio padre con la macchina, e non ebbi neanche il tempo di salutarla, di chiederle il telefono. Passarono i giorni, gli anni, e a poco a poco la scordai. Andai all'università, mi laureai in economia e commercio, e quando mio padre morì all'improvviso, presi la direzione della sua azienda. Ora ho trentadue anni, una moglie e due figli piccoli. Mi sento realizzato. O meglio, mi sentivo.
 
        Sono andato al ristorante, due sere fa. Al Bambù, con due clienti importanti. La musica, in sottofondo, diffondeva Dune mosse. Ma non era la canzone della mia adolescenza, era diversa, con una tromba nuova. Chiesi a uno dei miei ospiti; mi informò che Zucchero ne aveva appena incisa una versione in duetto con Miles Davis. Ecco, perché.
 
        Chiusi gli occhi. Mi sembrò ancora più bella. La melodia, le note. Le parole. Il mare in fondo ai tuoi occhi / grembi nudi lambì. / Il vento in fondo ai tuoi occhi / carezzò dune mosse... Gli occhi, sì. Li tenni chiusi ancora un po', ricordando il passato, lentamente. E quando li riaprii, c'era lei.
 
         Mi guardava dal fondo della sala, con una divisa diversa da quella dei camerieri. Mi sorrise e a un tratto mi sembrò che il tempo si fosse fermato. Mi aveva riconosciuto subito anche lei, non era cambiata molto. Mi alzai a salutarla, ci parlammo in fretta: il locale era suo, l'aveva ereditato dai genitori; lo gestiva con suo marito, parlava tre lingue, il lavoro andava bene.
 
           Era bello ascoltare la sua voce. E guardarla da vicino. Si teneva indietro i capelli con una mano, mentre l'altra si muoveva rapida, accompagnando le parole, come quando nel campo cercava i frutti migliori e li staccava. No, non era cambiata. Era sempre Ning del tempo della scuola, di quelle sere, seduta sull'erba con la guancia abbandonata sui ginocchi, lo sguardo rivolto su di me, bella ma di una bellezza diversa, maturata.
 
             Alla fine mi diede il biglietto da visita, col suo cellulare. Disse di chiamarla, se volevo.
 
          A casa, non riuscivo a prender sonno. Vieni, t'imploderò / a rallentatore / e nell'immenso / morirò... Nelle orecchie Dune mosse, dentro gli occhi il suo sorriso. C'era forse un destino, nella nostra vita? Un caso, a governare ogni angolo del mondo tranne i recessi del nostro cuore? Pensavo a questo amore dell'adolescenza, appena assaporato e non vissuto. Come aveva conservato intatto il suo incanto. Come su certi ricordi il tempo non passa. E come è bello un sogno, che non conosce le leggi e i confini della realtà.
 
          Ma a nessuno è concesso di vivere una seconda volta la vita. Crederlo può far solo del male. Il ricordo, mi dissi, non doveva diventare rimpianto. Dovevo accettare la storia che il tempo aveva scritto dentro di me, con le sue presenze e le sue assenze. E rispettare quella che altri avevano scritto senza noi due, lasciandoci da parte. Perché non dobbiamo uccidere i sogni, ma non possiamo vivere di sogni.
 
          Don't cry, però... / poi colammo giù. E' stato un piccolo viaggio antico. Un viaggio in fondo ai tuoi occhi / cancellò dune mosse / e miseri, noi / guardammo il blu...
 
           Cancellò, sì, era la parola giusta, Meglio cancellarle, le illusioni.
 
           Mi alzai, cercai nel portafoglio, strappai il biglietto. Poi tornai a letto.

           Di fianco a me, mia moglie russava.
Motivazione della Giuria
Sulle note e sul testo di “Dune mosse” di Zucchero, un uomo maturo incontra la direttrice cinese di un ristorante e alla vista riemergono i dolci momenti legati al loro amore adolescenziale. Per certi ricordi il tempo non passa ma non deve lasciare spazio al rimpianto, come insegna il finale di questo racconto ben scritto e coinvolgente.
 
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